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I pericoli del Mes

giancristiano desiderio
Pubblicato da in Italia mia benché · 10 Dicembre 2019
Tags: MesEuropaSalviniGermania

di Luigi Ruscello

Leggo sul corriere.it dell’8 dicembre:
Gualtieri sul Mes: «Da Salvini campagna terroristica per spaventare la gente»
Il responsabile dell’economia lo ha dichiarato alla trasmissione Rai «Mezz’ora in più».

Chi mi conosce sa che non sono stato, non sono e non sarò mai leghista per caratteristiche genetiche. Tuttavia, se Salvini fa una campagna terroristica sul MES (Meccanismo Europeo di Stabilità), il bravo (!) Gualtieri non è da meno perché ne fa una altrettanto dannosa cioè di disinformazione.
Il tema peraltro non è venuto alla ribalta per Salvini, bensì per le dichiarazioni di personaggi che nulla hanno a che vedere con il salvinismo. Anzi, ben introdotti nel mainstream.
Nel corso della seduta del 19 giugno 2019 l’onorevole Quartapelle (PD), tra l’altro, ha dichiarato che «… questo meccanismo che penalizzerebbe pesantemente il nostro Paese … ».

Si sono succedute poi prese di posizione, clamorosamente contrastanti, da parte degli stessi personaggi, da lasciare esterrefatti.

Il governatore Visco dichiara prima (15 novembre – Intervento a incontro OMFIF, p. 2) che: «I benefici contenuti e incerti di un meccanismo per la ristrutturazione del debito (debt restructuring mechanism) vanno valutati a fronte del rischio enorme che si correrebbe introducendolo: il semplice annuncio di una tale misura potrebbe innescare una spirale perversa di aspettative di insolvenza, suscettibili di autoavverarsi.»  e poi (4 dicembre – Audizione nelle Commissioni riunite V (Bilancio, Tesoro e programmazione) e XIV (Politiche dell’Unione europea) della Camera dei Deputati, dapprima a p. 3: «La riforma non prevede né annuncia un meccanismo di ristrutturazione dei debiti sovrani.» Ma a p. 5, poi: «La quota di ciascun paese membro nel capitale dell’ESM si basa sulla chiave di ripartizione del capitale della BCE, che riflette la quota del paese nella popolazione totale e nel prodotto interno lordo dell’area dell’euro. La parte del capitale dell’ESM sottoscritta ma non versata è “richiamabile” in qualsiasi momento in caso di necessità: vale a dire che i membri dell’ESM si impegnano a fornire il finanziamento corrispondente con breve preavviso.». A questo punto aggiungo che l’Italia, a fronte di un impegno pari a 125,3 miliardi, ne ha già versati 14,3 e che, quindi, potrebbe essere chiamata a versare la rimanente parte, cioè circa 110 miliardi nel breve spazio di un mattino (sarebbero quasi 4 finanziarie in una sola volta).

Un altro dietro front è quello di Giampaolo Galli che ometto per brevità. Ma due richiami sono altresì opportuni e necessari.

Il primo si riferisce al “sovranista” Luca Ricolfi (Messaggero del 5 dicembre 2019): «Prima di leggere il testo non ero eccessivamente preoccupato, dopo averlo letto attentamente lo sono moltissimo. Il trattato è pericoloso per l’Italia, e aumenta il rischio di una crisi finanziaria che ci costringa a una pesante “ristrutturazione del debito” (eufemismo per non dover dire: perdite patrimoniali e relativa catena di conseguenze)

Il secondo al “fascistone” Emiliano Brancaccio (intervista a Radio Popolare del 2 dicembre), che al di là di obiezioni eminentemente tecniche, ma rilevantissime, dichiara: «Stando alle bozze di riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), l’istituto assumerebbe per statuto “la prospettiva del creditore”. Una differenza rilevante rispetto al funzionamento delle altre istituzioni europee, che in ultima istanza devono tener conto degli interessi di tutti i paesi, sia creditori che debitori. Il rischio è di dare luogo a un meccanismo foriero di nuovi squilibri all’interno del già fragile assetto europeo.».

Da parte mia, osservo molto sommessamente, che il MES dovrebbe essere dichiarato incostituzionale perché, se è vero che l’art. 11 della Costituzione prevede forme di cessione di sovranità, sempre lo stesso articolo statuisce che ciò debba avvenire a parità di condizioni. Ebbene, nell’ambito del MES, talune decisioni non vengono prese con criteri paritari, bensì in base alle quote detenute, di cui le principali sono: 26,9% Germania, 20,2% Francia, 17,7% Italia, 11,8% Spagna e 5,6% Olanda. D’altronde, la Corte costituzionale tedesca, fin dal 2012, ha posto severi paletti affinché la partecipazione al Fondo salva Stati (MES) fosse rispettoso degli interessi nazionali. E come ha scritto Gianfranco Polillo: «Evidentemente ciò che in Germania è normale, in Italia provoca scandalo ed indignazione



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