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Telese come libera terra promessa

giancristiano desiderio
Pubblicato da in Samnium · 13 Gennaio 2020
Tags: Telesesolopacatelesia

di Alessandro Liverini

Quelli che oggi si reputano “veri telesini” o “telesini doc” pretendono di legittimare il proprio “lignaggio” geografico sul mero dato temporale. Cioè a dire: i “veri telesini” o i “telesini doc” sarebbero solo coloro i quali possono vantare un cospicuo numero di anni di residenza a Telese, al quale numero di anni possono aggiungere quello della propria famiglia di origine. Dunque: i “veri telesini” o i “telesini doc” sarebbero soltanto i “telesini di … ennesima, immemorabile, antichissima ... generazione”.

A ben vedere, però, anche questi presunti telesini appartengono a famiglie di forestieri che un tempo (non molto lontano) giunsero a Telese dai paesi limitrofi o da luoghi lontani. Il mero dato anagrafico perciò è radicato sul nulla. Su un infruttifero regressus ad infinitum.
Allora la natura di telesino verace va radicata su un elemento di diversa natura. Direi, su un elemento storico-esistenziale.

Orbene. I forestieri giunti a Telese dai paesi limitrofi erano per lo più contadini o piccoli possidenti, per i quali, in effetti, il legame - pur flebile e remoto - con l’abbandonata Telese medievale non era mai morto. Si pensi, a mero titolo di esempio, che i carbonari guardiesi della prima metà del XIX secolo ebbero a definirsi “Telesini risorti”.
I forestieri giunti a Telese da luoghi lontani (dalla Puglie, dalla Terra di Lavoro, da Napoli), invece, erano piccoli o grandi imprenditori attratti dalle enormi potenzialità economiche e geografiche della rinata Telese ottocentesca. Quella che io ho di recente definito la “Terza Telese”.

Sia i primi, sia i secondi - diversissimi per estrazione sociale, condizione economica e progetti di vita - erano legati da un sentimento comune: andare a Telese per dare alla propria vita nuove possibilità, per guadagnarsi il futuro, per non sciupare il proprio talento. E Telese era perfetta a tali scopi, perché era una terra nuova, uno spazio libero, privo delle incrostazioni della storia. Queste genti erano legate - tutte - dall’etica della speranza e da un fortissimo spirito di libertà. Un pò come i “Pilgrim Fathers”, i quali - dalla vecchia Europa - giunsero nelle ancora vergini Americhe per fondare un nuovo ordine politico, economico e sociale.

Ecco, dunque, chi è il vero telesino. Non già chi può vantare lo “ius sanguinis”, ma chi, qualunque sia la propria origine geografica, può vantare un instancabile amore per la libertà e per la speranza. Lo dico prima di tutto a me stesso. Smettiamola di considerarci (noi che abbiamo i nonni o i bisnonni o i trisnonni nati a Telese, ops!, a Solopaca) “veri Telesini” se abbiamo smesso di credere nelle enormi potenzialità esistenziali di questa terra. Smettiamola di considerarci “Telesini doc” se non crediamo nel lavoro e nel sacrificio quotidiano, che è l’unica vera forza umana idonea a sostenere la speranza e la libertà. Smettiamola di considerare i nuovi residenti alla stregua di cittadini di serie B. A ben vedere forse sono proprio loro i veri portatori dell’etica della speranza e dello spirito della libertà, coi quali in questa terra tanta storia ancora deve essere scritta.



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